di Maria Laura Centi

E’ arrivata. La pioggia fitta sferza gli alberi della pineta e il vento porta il profumo del mare vicino. Vera parcheggia davanti al bungalow, gira la chiave e apre la vetrata: si guarda intorno, è felice di ritrovare il suo piccolo spazio privato, ormai familiare. La camera è bella, calda, accogliente, pulita e luminosa: il soffitto è formato da un enorme specchio che riflette il letto e tutta la stanza, le pareti sono bianche e una è a specchio. In un angolo appartato c’è una grande vasca idromassaggio.
E’ sempre un momento di gioia quello in cui entra e si chiude la porta alle spalle. Sistema le sue poche cose e inizia a spogliarsi, o meglio, a mettere in scena la sua trasformazione.
Ha lasciato a casa in cucina il pranzo pronto e la tavola apparecchiata per la sua famiglia ed è uscita vestita sobriamente, come si addice a una signora borghese di mezza età, moglie e madre, assuefatta a una vita di tranquilla routine. Ora eccola qui, pronta a lasciar uscire l’altra sé, a cambiare pelle, immagine, identità.
Mette in frigo un buon Chardonnay, fa partire il suo brano preferito dei Queen su YouTube, e davanti allo specchio, muovendosi al ritmo della musica, inizia a preparare la sua metamorfosi: sottoveste, push up e perizoma blu avion di seta e pizzo, calze a rete autoreggenti, tacchi alti, capelli sciolti, rossetto color fuoco.
Chissà perché suo marito non ha mai amato vederla abbigliata così, si domanda: ogni volta che nella loro ormai lontana intimità indossava lingerie di questo tipo Aldo restava indifferente e diceva che non aveva bisogno di queste cose per eccitarsi, gli andava bene com’era nella sua semplicità. Lei restava delusa, perché invece le piaceva indossare capi femminili e provocanti, ma non diceva niente. Peggio per lui, pensa ora.
La trasformazione è completa: si sorride allo specchio, trovandosi bella e seducente. Manca solo lui.
Poco dopo arriva, bussa con tocco impaziente alla vetrata, ma Vera non gli apre subito, ha tirato le tende e le piace farlo aspettare qualche minuto, sta già sorseggiando il primo calice di vino e desidera godersi ancora per un momento da sola questa magnifica sensazione di leggerezza e libertà.
Quest’uomo impetuoso e irriverente piombato nella sua vita di donna matura quieta e rassegnata, un po’ dimessa, che si accontentava e non prevedeva turbamenti e scossoni. E’ arrivato come un regalo inatteso: attraente, giovane, sfacciato, animato da una carica vitale straordinaria. Ripensa alla prima volta che l’ha incontrato: lei sedeva accanto al marito sulla terrazza dell’hotel a sorseggiare una bibita guardando il mare. Faceva incredibilmente caldo e si sentiva priva di forze e di entusiasmo. Il loro rapporto si trascina da anni in modo stanco, sono una coppia con una lunga vita condivisa alle spalle, legata ancora da un solido affetto ma appesantita dall’abitudine.
Marco non era tipo da passare inosservato e lo sguardo distratto di Vera si era fermato su di lui. Certo, non si aspettava che lui, notandola, la ricambiasse incuriosito e le rispondesse con un sorriso. Era cominciata così, con un cauto avvicinamento reciproco fatto di occhiate e di qualche parola scambiata, fino al primo appuntamento.
Marco gira il mondo, è un fotoreporter, oggi qui domani là, un divorzio e vari progetti falliti alle spalle, una donna dietro l’altra e un’incrollabile fiducia in se stesso e nel futuro da inventare.
Egocentrico, narcisista, megalomane e un po’ perverso. Questa era la diagnosi impietosa ma abbastanza realistica che aveva mentalmente formulato dopo il primo appuntamento e che l’aveva spaventata e fatta ritrarre all’inizio quasi con disgusto. Troppo diverso da lei, amorale, lontano dal suo ambiente sociale, imprevedibile, pericoloso. Con una concezione del sesso a lei sconosciuta, vissuto come un gioco, pura ricerca di piacere fisico senza inibizioni né limiti, senza bisogno di parole d’amore né di promesse di fedeltà.
Non era abituata alla franchezza spudorata di un linguaggio pesante, di gesti prepotenti, aveva sempre vissuto storie romantiche, il sesso disgiunto da una relazione affettiva le sembrava qualcosa di estremamente volgare.
Poi c’era la differenza d’età, aveva scelto sempre uomini più grandi di lei, trovava rassicurante il legame con persone mature. Marco invece era di diversi anni più giovane ed era comparso nella sua vita proprio quando cominciava a sentirsi fisicamente invecchiata e poco desiderabile. Vera studiava il suo viso con preoccupazione, guardava le rughe agli angoli della bocca e sulla fronte, le gambe non più toniche e pensava “porca miseria, potevo incontrarlo dieci anni fa? Come posso piacergli?”.
Invece sembrava proprio piacergli.
Ed ecco che Marco bussa di nuovo, con maggiore impazienza, lei gli apre lentamente, sorridendo della sua furia, lui si precipita all’interno gettando sul divano il giubbotto bagnato e il casco della moto, i capelli neri cortissimi sono lucidi di pioggia, immediatamente l’abbraccia in modo imperioso. Vera si ritrae, le viene istintivo sottrarsi un po’ all’inizio e forse ormai fa anche parte del gioco. Lui l’accarezza e comincia a spogliarla, controllando il suo impeto, chiude le tende e abbassa le luci, sa che Vera ha ancora qualche difficoltà a lasciarsi guardare, un senso di vergogna e insicurezza che la porta a chiudere gli occhi nell’intimità e a volere la penombra nella camera.
Poi, distesi sul letto, incrociano i calici e gli sguardi sorridendosi complici e si stringono, smarrendo pian piano i confini dei loro corpi, che ritrovano riflessi sul soffitto.
Marco la incita a guardarsi allo specchio mentre fanno sesso, vuole che si renda conto della sensualità che non sapeva di avere, dell’armonia perfetta dei loro corpi uniti e Vera comincia a rimirarsi e con stupore si scopre diversa da com’è abituata a vedersi, luminosa e inaspettatamente sexy.
Marco usa un linguaggio esplicito, espressioni oscene che all’inizio la scandalizzavano: il turpiloquio nell’intimità la offendeva e le sembrava un che di aberrante e patologico. Ora invece la diverte e l’aiuta a entrare in questa dimensione eccitante: un sesso fantasioso e leggero, senza sdolcinature e senza vergogna, solo piacere e fame di sensazioni ed emozioni ogni volta nuove e più forti.
Ora sono in piedi davanti allo specchio e Marco è dietro di lei.
Non si sta ingannando, lo specchio non mente, pensa Vera guardandosi, ci voleva lui con la sua schiettezza per farle capire quanto si fosse sempre sottovalutata e autolimitata con le sue inibizioni.
Marco è un amante straordinario e appassionato, si mette a nudo senza riserve, non esistono limiti per lui, né pregiudizi, niente che non si possa esprimere e godere liberamente.
Ripete spesso che la monogamia è una condizione innaturale, lui non sa sostenere a lungo un legame esclusivo e non ne ha mai fatto mistero, quindi Vera sa cosa non aspettarsi e le va bene così, finalmente una storia senza complicazioni sentimentali e rischi di sogni infranti.
Certo, un giorno Marco se ne andrà e le mancherà, ma adesso è qui.
Aveva detto che sarebbe ripartito dopo quattro settimane, invece sono passati quattro mesi e continuano a incontrarsi regolarmente.
Aveva detto di detestare la ripetitività nei legami, ma la loro routine non sembra infastidirlo affatto. Continua a cercarla.
A Vera in alcuni momenti questa esperienza appare estranea, irreale, inconciliabile con la sé quotidiana: si guarda allo specchio e si domanda cosa stia facendo. Avverte un distacco, una scissione tra due immagini di sé troppo stridenti.
Allora ha bisogno di allontanarsene, di rientrare per qualche giorno nella sé abituale e nella vita normale, come se questa storia non esistesse. Però sa che sta fingendo, che si sta ingannando, perché da questa storia è pervasa e non vi rinuncerà: è la sua oasi segreta, il suo rifugio, il suo sollievo.
Anche perché tradire per amore lo trova giustificabile, ma tradire solo per godimento sessuale le appare immorale, indecente, imperdonabile. Ma al tempo stesso troppo nuovo e intrigante per rinunciarvi.
E’ quasi sera, la stanza è calda e fuori la pioggia continua a cadere, Vera indossa di nuovo i suoi sobri vestiti, lo saluta con un timido bacio (dopo i loro incontri sfrenati ridiventa una specie di impacciata educanda) e se ne va. Sempre lei per prima.
Riapre la porta di casa, saluta, dà un bacio ai suoi figli, entra in bagno, chiude a chiave e si spoglia, indossando di nuovo le sue vesti casalinghe.
Sorride divertita alla sé nello specchio e la saluta: “Bentornata Cenerentola”.