di Gabriella Mazza

É proprio nel momento in cui fa click l’interruttore che mi manca il fiato.
La luce si spegne e potrebbe succedere qualsiasi cosa: una catastrofe. Lo so, non succederà niente, come tutte le altre volte, eppure non posso fare a meno di pensarci. Mia madre mi diceva sempre: Gabriella, spegni le luci quando esci da una stanza. Me lo ripeteva in continuazione. E io pensavo: Vedrai! Quando andrò a vivere da sola, terrò sempre le luci tutte accese. Voglio luci grandi, potenti, luminose, appunto.
Quando cercavo la casa dove andare a vivere, la prima caratteristica che guardavo era l’esposizione alla luce solare, doveva essere una casa piena di luce, che poi ci avrei pensato io alle lampade e ai lampadari per illuminarla al meglio anche al calare della sera. Il calare della sera: quel momento di trasformazione del giorno in notte che da sempre, da una parte mi affascina e dall’altra mi preoccupa. Nella mia casa, appena si entra, c’è una grande stanza con due finestre. Tutte le persone che vengono a trovarmi, la prima cosa che mi dicono è: che bella luce che hai in questa casa!
Allora si vede tutta la luce che ho cercato?
Sono passati tanti anni. Lo si può vedere dai miei capelli bianchi.
Forse se apro gli occhi, finalmente potrò guardare la luce della lanterna che reggo con la mia mano.