di Cinzia Costato

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Ad Alice erano capitate delle cose talmente fuori del normale che aveva cominciato a pensare che anche lei non fosse poi così normale.
Un bel giorno, Alice fu distratta dalla visione di un coniglio bianco che correva verso la sua tana, lamentandosi di essere in ritardo. Così Alice, incuriosita da quello strano personaggio, che sembrava avere qualcosa d’impellente da fare, decise di seguirlo. Lei non appena arrivò nel punto in cui lui rapido sparì, incautamente, decise di entrarvi, ma scoprì ben presto, che quella tana era soltanto una subdola trappola. Infatti, dinanzi a lei si prospettò una voragine e, senza neanche accorgersene, vi cadde dentro. La sua caduta, a differenza di quello che si potrebbe immaginare, fu talmente lenta, da sembrare che la forza di gravità in quel posto, fosse così tenue da farla volteggiare. Alice, incredula, colse l’occasione per guardarsi intorno. Le sembrava di riconoscere delle cose e dei volti ma, subito dopo, li dimenticava. L’unica costante in quella strana e infinita discesa fu la sensazione di frustrazione e di terrore che provava. Finalmente si ritrovò catapultata sul fondo. Ancora intontita, cercando di riprendersi da quell’esperienza surreale, si accorse che era un mondo completamente sconosciuto.
-A pensarci bene, io non ricordo nemmeno come fosse fatto quello che ho appena lasciato- pensò tra sè Alice che, guardandosi intorno, vide delle persone anonime che continuavano a fare quello che stavano facendo, senza essersi minimamente accorte della sua presenza. All’improvviso la sua attenzione fu distolta da qualcosa di bianco che le passò davanti -deve essere sicuramente quel coniglio frettoloso, sarà meglio seguirlo- Ma la rapidità di lui fu tale che Alice lo perse di vista, però davanti a lei scorse una porta chiusa. -Forse sarà entrato- si disse. Così, intrepida, decise che l’unica cosa da fare era provare ad aprire quella porta. Facendo leva su quel po’ di coraggio rimasto, l’aprì. Davanti a lei si palesò una stanza con pareti disadorne, ma al centro campeggiava una bellissima poltrona. -Ha tutta l’impressione di essere comoda- disse tra sé, riservandosi poi di provarla. Continuando la sua perlustrazione, scoprì uno scaffale con tantissime fotografie ed infine anche uno specchio. Alice, attratta da quest’ultimo oggetto, d’istinto si specchiò. L’immagine riflessa che vide fu quella di una vecchia, aveva capelli scompigliati di un colore pasticciato che dal bianco sfumava al giallastro. Il corpo poi sembrava un albero senza fronde, né radici, grasso e afflosciato. Allora inorridita, arretrò fino a sprofondare su quella magnifica poltrona che provvidenzialmente era proprio dietro di lei.
-Accidenti quanto è morbida e rilassante- pensò, dimenticandosi di tutto il resto. Non passò neanche un minuto che sentì il suo corpo irrigidirsi e la morbidezza, che prima aveva provato, trasformarsi in pesantezza. Quella poltrona ora era diventata dura come un sasso. Alice fece per alzarsi, ma il suo corpo non rispondeva ai comandi del pensiero. Aggrappata a quella poltrona, come ad aspettare qualche altra cosa strana che, da lì a poco sarebbe potuta accadere, tremava. E infatti, come per incanto, le fotografie che erano riposte sullo scaffale, cominciarono a svolazzarle intorno.
– Strano, ma cosa mi sta succedendo? – piagnucolò Alice. Gli occhi le diventarono gonfi e arrossati, come se avesse trascorso eterni notti senza sonno. Li stropicciò per vedere meglio chi fosse raffigurato in quelle fotografie. Erano tutte persone sorridenti. – Come sono belli, ma chi sono?- disse malinconica, poi rammaricata continuò -Ahimè, non conosco nessuno!-
I suoi ricordi sembravano tante farfalle che le svolazzavano intorno beffarde, senza farsi prendere. Ma cosa le era successo? Forse il Bianco Coniglio le aveva teso una trappola? Oppure anche lui, come lei, non riconosceva più la sua tana? Infatti ad Alice sembrava di aver perso la sua casa, oppure si era trasformata in un luogo sconosciuto, avvolto da una nebbia che s’infittiva sempre più. – Dov’è la mia casa? –  chiedeva sbigottita e affranta.
Certe volte, sentiva proprio all’altezza dello stomaco una forte stretta. Le dava dolore al punto di toglierle il respiro. – E’ l’angoscia! – le suggerì una vocina, – già, ma cos’era l’angoscia? Che strana parola, da chi mai l’aveva sentita?- si chiedeva Alice cercando inutilmente di ricordare qualcosa. Questa situazione fece cadere la povera Alice in uno stato di ansia e perenne agitazione.
Aveva una gran paura, anzi, era puro terrore. – Ma cos’è il terrore, da chi mai ho sentito questa parola? – si ripeteva incredula, eppure nessuna risposta arrivava alle sue orecchie. Cosa era effettivamente accaduto ad Alice per ridursi in quello stato? Inconsapevolmente e per chissà quale assurdo motivo era forse entrata in un mondo oscuro e sconosciuto? Aveva perso di vista il Bianco Coniglio che le avrebbe dovuto dare delle giuste indicazioni. Cosa era successo a quel coniglio? Chissà se era troppo frettoloso per lei che invece era diventata lenta come una lumaca e non riusciva più ad afferrare i messaggi che quel poverino le mandava? Alice quindi si ritrovò senza più una direzione da seguire. Il Bianco Coniglio, nonostante avesse tante cose importanti da sbrigare, intuì l’instabilità di Alice e intenerito le fece conoscere il Cappellaio Matto. Probabilmente lui avrebbe potuta aiutarla!
Il Cappellaio effettivamente era matto. Raccontava indovinelli inestricabili e le parlava del non tempo, di un anno che c’era e non c’era e dei non compleanni.
Alice ancora più confusa lo pregò di essere più preciso nelle spiegazioni. A lei sembrò proprio che stesse farneticando. “Cara Alice”, cominciò il Cappellaio con estrema calma, “io ho litigato con il tempo e lui per dispetto mi ha trattenuto nella stessa ora”, disse il matto a cui sembrava non importare ciò che gli era capitato. Alice, intanto, lo guardava sempre più meravigliata e gli chiese il motivo del litigio. Purtroppo non ebbe risposta, il Cappellaio aveva troncato improvvisamente il suo discorso. – Che strana persona- pensò Alice – deve essere molto ammalato- dopo aver considerato questo, Alice ebbe un attimo di esitazione, poi come fulminata da una rivelazione, pensò: – la sua malattia sarà contagiosa: sicuramente me l’avrà trasmessa- Alice aveva la sensazione di essere anche lei intrappolata in un istante eterno. Anche il Cappellaio, come il Bianco Coniglio, fu intenerito dalla paura di Alice e volle aiutarla. Mai cosa fu più sbagliata! Perché le fece conoscere “la Duchessa Brutta” e “la Falsa Testuggine”.
Alice rimase smarrita da quelle nuove amiche, come le aveva definite quel matto del Cappellaio. Lei non riusciva a vederle, però poteva sentirle. Sembrava proprio che parlassero nella sua testa. La Duchessa Brutta farfugliava parole sconclusionate, assumendo ora un tono rude e autoritario, ora invece tenero e smielato. Invece la Falsa Testuggine le raccontava storie senza senso. Brutta idea quella del Cappellaio. Alice rimase sempre più confusa. Tutte quelle strane e ridicole voci le davano un senso di vertigine. A un tratto le sembrò proprio che tutto quel mondo assurdo e pauroso le girasse intorno e lei privata di riferimenti e di persone care si sentì angosciata.
“Cos’è questa sensazione che provo?” gridò Alice, senza che alcun suono le fosse uscito dalla bocca. “E’ l’angoscia”, sussurrò la vocina nella sua testa. “Chi sei?”, chiese Alice balbettando, avendo capito che quella voce non apparteneva a nessuno dei suoi nuovi amici di quel mondo. “Sono la realtà”, blaterò secca e decisa, quella vocina. Ad Alice, dopo quella risposta, non restò altro da fare che affossarsi in quella poltrona e chiedere con un’angosciante preghiera, di essere portata indietro nel tempo e al calore della sua casa. Ma la sua preghiera non fu esaudita e lei restò intrappolata nel paese del non tempo.