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Photo by Serhat Beyazkaya on Unsplash

di Valeria Pritoni

Lea apre gli occhi, ancora cullata dal sogno che stava facendo: una situazione piacevole, una dolce carezza e tanta pace dentro… Era solo un sogno, ma sente ancora sulle guance e sul collo, il calore di quel contatto.
La stanza è avvolta nel buio, si mette a sedere sul letto, in attesa di riprendere piena coscienza del tempo e del luogo in cui si trova, non vorrebbe perdere quella meravigliosa sensazione di benessere, la realtà però è più forte e un brivido di freddo improvvisamente la pervade, finisce così definitivamente il sogno e inizia la giornata vera.
Si alza pigramente e tira su le tapparelle, dalle vetrate filtra la luce, il sole è ormai alto, il cielo è sereno come i suoi pensieri fino a qualche attimo fa.
Mette mentalmente in ordine le cose da fare, l’elenco è lungo, anche se sarà costretta a rimanere in casa perché il virus imperversa e non può permettersi, alla sua età, di rischiare di ammalarsi.
Si avvia verso la cucina, indecisa se accendere il televisore con il pericolo di sentire ancora notizie drammatiche sulla diffusione del morbo e sul numero dei morti. L’angoscia che ne deriverebbe sarebbe, come le accade sempre, inevitabile, per questo decide di rimanere nel silenzio della casa e di ascoltare soltanto i suoni noti, derivanti dai suoi gesti: l’acqua che scroscia nel lavabo, il rumore del liquido nero che sale nella moka e il cucchiaino che gira nella tazzina. Ora la casa è inondata dal gradevole aroma del caffè e può guardare dalla finestra che dà sul giardino, i rami degli alberi che ormai hanno messo le gemme. Il prato è pieno di margherite e nell’angolo a destra della siepe, ci sono alcuni mazzetti di viole, fresche, di un colore intenso.
La primavera è arrivata, nonostante il virus.
La natura armonizza tutto, se ne infischia dei problemi degli umani, ride della loro spocchiosa scienza e della loro tracotanza, va per la sua strada, indifferente alle angosce e ai problemi che ne derivano per l’umanità.
I fiori sbocciano, le api impollinano, gli uccelli fanno i nidi e i ragni tessono le loro tele mentre le nuvole, lassù in cielo, continuano il loro vagabondare spinte dal vento; verso sera, il sole tramonterà e la luna prenderà il suo posto, immobile e fredda, irriverente e crudele nella sua luminosità e bellezza.
Sono ormai passate tre settimane da quando è iniziata l’emergenza e, da subito, ne ha colto la gravità. Si è più volte scontrata con chi minimizzava e, non è per niente contenta di avere avuto ragione, anche per lei i timori sono tanti, e l’ansia, per quanto non voglia farsene sopraffare, l’accompagna quotidianamente, senza tregua alcuna.
La solitudine è diventata ancora più stringente, almeno prima, quando usciva, poteva fermarsi a fare quattro chiacchiere con i conoscenti. L’ha sempre rassicurata incontrare persone conosciute ed ora non è rimasto che il silenzio tra le pareti della sua casa ed anche fuori.
Appoggia lo sguardo in giro e decide, per prima cosa, di mettersi a riordinare.
Si avvia lungo le scale e, sul pianerottolo, rimane colpita da una macchia di colore intenso: dopo tanto tempo, quando ormai non ci credeva più, è fiorita l’orchidea.
Improvvisamente, Lea si sente felice, quella pianta ha fatto i fiori sempre in occasioni difficili che si sono poi concluse positivamente e rappresenta per lei un segnale di buon augurio.
Non è superstiziosa, non crede agli oroscopi, però le coincidenze legate alla fioritura di quell’orchidea l’hanno sempre piacevolmente stupita. Le fu regalata da una cara amica, al rientro da una difficile operazione chirurgica e poi fiorì di nuovo, in occasione della risoluzione di un problema di salute del nipote…
Non è più così sicura di quello che ha pensato circa l’indifferenza della natura. Forse invece i fiori, le nuvole, gli uccelli e gli alberi le vogliono comunicare complicità e dirle che l’umanità è parte integrante come lo sono loro di questa Terra e ad essa sono tutti indissolubilmente legati. Forse stanno mandando segnali, con la loro vitalità circa la necessità di pensare alla preziosità e continuità dell’esistenza.
Un sogno bello, un fiore sbocciato…chissà?