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Photo by Cristian Newman on Unsplash

di Silvia Zuffrano

Non so se riesco a resistere ancora, il volume altissimo della televisione mi sta facendo impazzire, quindici giorni di telenovelas e bollettini della protezione civile stanno per dare il loro frutto: il mio esaurimento. La guardo mentre fissa la televisione, immobile a causa del busto, non si muove nemmeno una ruga. Sono talmente tante e profonde che le deturpano il viso. Quando dà la colpa al troppo sole che ha preso in gioventù, le ricordo che papà ci avrà portato si e no due volte al mare. Cerco nella memoria i lineamenti di quando era la mia bella mamma, ma non la rivedo. E’ vecchia mia madre, da troppo tempo che mi sembra sia stata sempre così. E sorda! Ma perché non va a dormire santo dio sono le dieci! Ho bisogno di spazio per me.
Queste maledette ordinanze mi hanno costretto a restare in casa con lei. Non potevo fare diversamente. Quando ho comprato casa a Castelnuovo di Porto mi è sembrata una buona idea. Con i soldi che avevo, a Roma avrei potuto permettermi al massimo due stanze e un bagno, invece, con la stessa cifra, ho preso una bifamiliare con giardino annesso, per cui pago ancora il mutuo. Dieci anni fa mi è sembrato un affare con mio figlio adolescente, appena fuori il raccordo, venti minuti e sarei arrivata qui da mamma, ognuno con la sua indipendenza, potevo venire a trovarla spesso e se avesse avuto bisogno sarei corsa.
Due domeniche fa ha iniziato a lamentarsi che non stava bene, e sono corsa. Niente tosse, forti dolori al torace e non riusciva a stare in piedi. All’ospedale ci hanno confermato che l’artrosi aumenta e che il busto potrebbe alleviarla insieme agli antidolorifici, ma per carità se la porti a casa, di questi tempi non possiamo rischiare che avvenga un contagio, così mi hanno detto, e così ho fatto. Mi è venuto spontaneo, non lasciarla sola di notte, quasi un dovere in verità, per me che sono figlia unica. Di infermieri domiciliari o badanti neanche a parlarne, vuoi perché economicamente è un peso che non possiamo permetterci, vuoi perché non fa entrare estranei in casa sua. Avrebbe avuto bisogno di aiuto per andare in bagno o per mettere il busto al risveglio ed è stato facile dire a Paolo che no, proprio non me la sentivo di tornare da lui, con il pensiero di mia madre. Un paio di giorni, gli ho detto, il tempo di far agire gli antidolorifici. Per quanto riguarda il busto ero certa che una volta andata via di qua, mia madre lo avrebbe fatto volare fuori dalla finestra. Paolo ha capito.
Sono quindici giorni che non ci vediamo e sono rinchiusa qui. Da quando Conte ha decretato il divieto di spostamenti da un comune all’altro, io non ho potuto più muovermi. Ho dovuto scegliere dove rimanere. Se mi fermano come glielo spiego che sto andando dal mio compagno? Di rischiare controlli o ammende, ho avuto paura. Sono residente a Castelnuovo di Porto da dieci anni. Lì c’è mio figlio da solo, ma ormai è grande, grosso e vaccinato, non mi preoccupo affatto. Sa prepararsi da mangiare, fare la spesa e mi ha sempre aiutato con le faccende domestiche, non troverò la casa ridotta ad un mercato di stracci. Si annoierà un po’ senza lavorare, il negozio di biciclette dove fa il commesso è chiuso dato che non sono prodotti di prima necessità. Sta bene e questo è quello che importa davvero.
Casa mia, invece da sei mesi è casa di Paolo. Avevo rinunciato all’idea di innamorami da molto tempo direi. A cinquantaquattro anni, invece è successo. Ho risentito il calore, la fiducia, un senso di appartenenza che avevo dimenticato e non ci ho pensato molto per decidere di trasferirmi da lui. Lisa e Claudia, conoscono tutto di me, compagne di aperitivi e pizze il sabato sera, hanno gioito di questa mia decisione definendomi fortunata ad aver incontrato un uomo autentico e sincero e di non rinunciare, di non tirarmi indietro per il timore che non sia tale.
Paolo abita sulla Pisana, un viaggio da qui. Per le nuove norme io dovrei tornarmene dove sono residente, da mio figlio. E mia madre? Non potevo lasciarla sola. E Paolo? Forse avrei dovuto provare, rischiare, per andare ad abbracciarlo, noi stiamo bene di salute. Invece sono qui ferma, in attesa che tutto passi.
Mia madre migliora ingrugnita, perché la costringo a mettersi il busto tutti i giorni, mi odia lo vedo nei suoi occhi. E’ sempre stata abituata a fare di testa sua. Ne ho sentiti di litigi quando c’era papà. Non sopporta che ora sia io a decidere per lei.
Io e Paolo la sera, quando resto sola, ci mettiamo al telefono, ci riempiamo di nostalgia, come se fossimo due giovani amanti. Mi preparo come ai primi appuntamenti, mi sistemo i capelli, metto il mascara e il rossetto. Aspettiamo il momento di stringerci dal vivo ma intanto usiamo le videochiamate per nutrirci dei nostri sguardi, per stare in intimità, e devo dire niente male questa novità.
Adesso basta mia madre deve andare a dormire!