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di Fabrizia Fedele

Può un libro dare la libertà alla protagonista della sua storia che ne è anche l’autrice e al contempo mettere in trappola l’antagonista, vendicandola?

La domanda non è retorica e leggendo il libro si capisce che Vanessa Springora ha scritto Il consenso con questo fine. La storia sembra parlare d’amore, invece parla di abusi, violenza sessuale e pedofilia. I fatti sono veri, i protagonisti anche: V. è l’autrice stessa molti anni prima, quasi in un’altra vita, quando era un’adolescente di 13 e 14 anni (oggi è editrice, scrittrice e regista), G. è Gabriel Matzneff, celebre scrittore francese all’epoca dei fatti cinquantenne o poco più, acclamato da pubblico e critica, notoriamente e orgogliosamente pedofilo (i suoi libri parlano delle sue perversioni in modo esplicito, esaltando la figura dell’intellettuale che inizia gli adolescenti al sesso). L’autrice ripercorre a ritmo incalzante le vicende di quegli anni di relazione con lo scrittore, attingendo alla sua memoria e riportando alla luce eventi privati e momenti di intimità, analizzandoli freddamente, cercando di interpretare con lucidità i pensieri e le azioni di V. adolescente, mettendoli in relazione al contesto e all’ambiente familiare e sociale in cui vive. La sua storia privata infatti è strettamente connessa a un preciso momento storico, i rutilanti ed edonisti anni ’80 e a un “milieu” circoscritto, quello di scrittori, intellettuali e artisti in una Parigi decisamente libertina. In questo scenario prende vita la relazione tra V. e G., che si svolge alla luce del sole, sotto gli occhi complici o indifferenti di chi sta intorno. Un padre assente, anzi inesistente, una madre presa dalla carriera e da altri interessi, amici e conoscenti distaccati. E soprattutto una doppia morale: quella per la gente comune e quella per gli artisti, che all’epoca di sicuro in Francia godevano del privilegio di essere considerati diversamente (e qui la Springora ci ricorda le petizioni in difesa di individui accusati di violenze su minori firmate da famosi intellettuali e scrittori francesi). E proprio su questo l’autrice si interroga e ci coinvolge. Perché nessuno aveva stigmatizzato quel rapporto immorale tra lei e lo scrittore? Perché la società non protegge i bambini e gli adolescenti dai predatori sessuali? Cosa significa veramente esprimere il proprio consenso all’atto sessuale? Temi peraltro divenuti molto attuali in Francia per via di recenti casi giudiziari che hanno spinto il legislatore ad alzare l’età del consenso a 15 anni. Eppure ci rendiamo conto insieme a V. leggendo febbrilmente queste pagine quanto sia insidioso parlare di abusi sessuali e violenza quando c’è una relazione tra le parti, quando qualcuno afferma di amare colui che invece riesce a manipolare spingendolo a fare ciò che vuole, grazie alla sua esperienza, alla posizione che ha, alla letteratura nel caso di Matzneff. E quanto sia difficile per la vittima non cadere nella spirale dell’autocolpevolizzazione, odiando se stessa. Ecco allora che il memoir dell’autrice che si impersona in V. è un autentico percorso di autocoscienza che la porta alla fine, dopo aver rifiutato la letteratura e il suo mondo perchè legati a G. da cui voleva definitivamente staccarsi, ad autoassolversi e a riconciliarsi con la letteratura, tanto da divenire editrice, tanto da riuscire a scrivere questo libro per liberare la parola e liberare se stessa e “ritornare a essere la protagonista della mia propria storia”.

Quindi la risposta alla domanda iniziale è sì. Scrivendo questo libro l’autrice è riuscita a liberare se stessa e a mettere in trappola “il cacciatore”, rinchiudendolo in un libro. Questo.

Vanessa Springora, Il consenso, La nave di Teseo.