di Leonora Carducci

Mi metto alla finestra e osservo.
Quante vite passano qui sotto.
Mi viene da sorridere guardando una mamma con un figlio piccolo, lei sconvolta, con i capelli che non hanno visto il pettine, che cerca di trascinarlo a scuola. È tardi, abbiamo fatto tardi, non ti vuoi mai alzare, sei come tuo padre. Ma mamma io ho sonno, e poi non mi piace andare a scuola io voglio stare a casa a giocare, mi annoio a scuola. Devi andare è per il tuo futuro. Io voglio dormire! E di corsa sulla discesa che porta davanti al cancello della scuola dove dopo un bacio e un’arruffata ai capelli lo lascerà entrare, lei si aggiusterà la giacca, si metterà a posto la borsa che nel frattempo ha fatto due volte il giro del corpo e inizierà la sua giornata.
Ma quel cane da solo? Ah no ecco il padrone. Mi sta antipatico. Sempre serio. Poi lascia i bisogni del cane per terra, che tanto piccolo non è… Eccolo che va sotto alla macchina e lui gli urla.
I due soliti vecchietti, marito e moglie, vanno a fare la spesa. È presto, loro si alzano presto, mi hanno detto tempo fa che non riescono più a dormire tanto. Vanno al supermercato ora, così non trovano tanta gente e sono più tranquilli. Ci ho parlato giorni fa, li ho incontrati mentre rientravo da una passeggiata e abbiamo scambiato due parole. Avevano voglia di parlare, anche se sono in due, dentro casa sentono la mancanza dei figli e dei nipotini che non abitano vicino. Mi hanno visto e mi salutano. Un ricordo da bambina, mi fa sorridere, mia nonna che si alzava sempre presto la mattina, faceva la colazione e andava a fare la spesa. Veniva, mi strizzava l’occhietto, quello significava che in cucina trovavo un dolcetto.
Eccola la solita che cammina cammina cammina, la vedo anche due volte al giorno. Che invidia. Lo dovrei fare anche io ma non ho voglia. Lei, invece pioggia o sole, cammina cammina cammina.
Stanno uscendo anche i due del palazzo di fronte. Litigano sempre. Non capisci niente, hai di nuovo sbagliato a dividere l’immondizia. E allora fallo te che sei più brava, stai sempre a rompere, calmati. Non mi dire calmati che mi fai innervosire di più. E questo lo dice urlando perché la devono sentire tutti: la mattina è prassi. Lei davanti stizzita e lui dietro con la testa che ciondola da una parte all’altra, vanno verso la macchina. Rassegnato lui a un’altra giornata come tante, incazzata lei, forse stanca della situazione. La capisco, forse è solo una scusa l’immondizia. Arrivi a un punto che non riesci più a sopportare. Vorresti andartene ma non puoi, da sola non ce la faresti e stai lì, continui a essere infelice e litighi, litighi sempre.
Io invece faccio finta di nulla, ormai è sempre e solo sì va bene, sì hai ragione. Non c’è più la voglia neanche di ribattere. Forse siamo stanchi di quello che sta succedendo in questo periodo, dove si ha sempre paura di quello che potrebbe capitare. Abbiamo tutti un peso sulle spalle che non riusciamo a toglierci, io lo sento più pesante del solito, a volte mi leva il fiato. Mi manca il tempo solo per me, e non dover pensare a chi rientra per pranzo o cena, alle pulizie e a tutto il resto. Bisognerebbe esigere almeno una settimana di solitudine ogni quattro o cinque mesi. Non dover pensare a quello che bisogna fare dopo. Non vorrei neanche pensare a quello che vorrei fare io.
Arriva la cantante. Piccoletta con le cuffiette e il cane appresso, canta a squarciagola le canzoni di Laura Pausini. Non è proprio intonata ma fa allegria, una che ha deciso di fregarsene di quello che pensano gli altri.
Guardo l’orologio e il pensiero va alla mia amica, passava sempre qui mi mandava un messaggio io uscivo la salutavo dal balcone e lei riprendeva la sua passeggiata. Per un po’ di tempo non ci sarà e non potrà camminare. Anoressia nervosa. Mi ha inviato un msg dove scrive che sta in una clinica per risolvere il suo problema, era arrivata a pesare pochissimo, camminava e camminava, aveva lo sguardo velato e vuoto. Mi ha scritto che l’ultimo periodo prendeva le gocce per dormire ma invece di 15 ne prendeva 40 e non riusciva neanche ad alzarsi dal letto. Poi l’hanno chiamata per entrare nel centro. Ora si sta riprendendo. A volte penso che anche io potrei avere problemi, mangio a tutte le ore, anche senza appetito. Ma io so perché lo faccio è il mio modo per sfogarmi, per placare la rabbia che ho dentro, per non avere un lavoro, una parola dolce in più quando serve. Sì, forse avrei bisogno anche io di aiuto.
La famigliola si prepara a entrare in macchina. Dai sbrigati che è tardi, Fabio non metterti le dita nel naso, e sbrigati a salire, muoviti. Mamma non voglio andare a scuola, non mi va. Ci vai ci vai, guarda tua sorella come è brava. Non mi interessa io non voglio andarci, la maestra è cattiva. Muoviti entra in macchina e mettiti la cintura, stiamo facendo tardi. Tutte le mattine così e tutte le mattine lui ci prova a non andare. Oggi è giovedì e tutti i giovedì mattina arrivano loro. Mercedes nera nuovissima, lucida. Poi la smart grigia che ha visto tempi migliori.
Da quest’ultima scende lei, alta capelli scuri raccolti in una coda, occhiali da sole. Sorride si avvicina al lato guidatore abbassa la testa quasi entra dal finestrino per dargli un bacio, si ritrae fa il giro della macchina davanti a lui con mosse sinuose, il piacere è già iniziato, sale in macchina, un altro bacio e partono.
Osservo, con la mia tazza di tè fumante in mano, immagino le loro vite. Mi avranno visto affacciata, chissà cosa penseranno di me. Quanti passano, danno un po’ di loro, poi magari non si vedono più. Estranei che osservi e da una parola o un gesto cerchi di capire chi sono. Sono sempre stata curiosa degli altri. Quando ero ragazza e passavo tanto tempo sugli autobus per andare a scuola e dopo al lavoro, sentivo i discorsi. Venivo a sapere di cose personali, alcune tristi, altre allegre e durante il giorno ripensavo a quello che avevo ascoltato. Persone che forse non avrei più rivisto e quindi non avrei mai saputo cosa sarebbe successo dopo. Ero dispiaciuta o allegra a seconda di quello che sentivo. Mi sarebbe piaciuto partecipare al discorso, solo per scambiare idee ma sarei stata presa per matta, quindi non l’ho mai fatto. Invece per me osservare le persone e ascoltarle è naturale.
Ti rendi conto di come siamo differenti ma nello stesso tempo abbiamo le stesse paure e gli stessi desideri.
Resto affacciata con gli occhi persi verso il mare, non lo vedo ma so che è lì, ne sento il profumo. Penso alle cose non fatte, e se le mie scelte sono state giuste. Sono sempre arrabbiata con il tempo che va. Passa troppo in fretta e il mio viso inizia a far vedere le rughe, mi dico sì dai quelle sono le rughe di espressione, mi guardo bene, e no sono veramente rughe del nostro orologio interno. La voglia di fare è tanta ma poi mi prende l’apatia, il mio animo non trova pace. Sono annoiata da tutto, dalle persone che mi ruotano attorno, non danno nulla e chiedono solo.
Chissà se c’è qualcuno affacciato, quando passo, che mi osserva e pensa a come sono io.
Chissà cosa posso trasmettere.
Con lo sguardo vado sempre più lontano, si vedono i raggi del sole che penetrano attraverso le nuvole, vorrei sentirli sulla pelle, farmela scaldare. Non pensare a nulla, ho voglia di riposare la mente, essere libera di non fare. Stare affacciata solo per sentire il mio respiro e non sentire invece la mia mente che non ha pace che continua a lavorare, non è mai passiva.
Dal basso sento un buongiorno, chino la testa, è una donna che mi sorride, agita la mano per salutarmi. La conosco vive sola, ogni tanto ci scambio qualche parola, io affacciata e lei sotto, non so neanche come si chiama, voglio conoscerla le faccio cenno di aspettarmi e scendo. Ha la mia stessa età, separata con una figlia che vive con il marito. Lei lavora in zona, fa le pulizie, ci presentiamo. Andiamo a finire sul fatto che ci salutiamo senza esserci presentate prima, lei mi dice che la mattina mi vede affacciata con in mano la mia tazza, ormai quando esce dal portone poco distante da dove abito io, guarda verso il balcone per vedere se ci sono: è come se camminassi insieme a lei per un pezzo di strada.
Io che non pensavo di essere osservata mentre osservavo. Mentre ascolto le litigate o i discorsi degli altri, qui a Roma tutti parlano a voce alta senza farsi problemi di essere ascoltati.
Ai due amanti non interessa se ci sono o meno, vengono sempre qui per incontrarsi.
Però ad Anna sì, lei mi saluta sempre. Non so se si sente sola o pensa che io mi sento sola. Oppure abbiamo tutte e due voglia di conoscere altre persone o soltanto di osservare, di stare in silenzio, e di viaggiare con la fantasia nelle vite degli altri, pensarli nelle loro case e nelle loro attività, con quel poco che traspare in pochi minuti di passaggio sotto la finestra. Eppure, malgrado il poco tempo a disposizione, certe volte arriva lo stato d’animo di una persona. Sono in tanti ad aver voglia di cambiare e di iniziare una nuova vita.
Non sono la sola.