di Fabrizia Fedele

erol-ahmed-734942-unsplash
Photo by Erol Ahmed on Unsplash

Al supermercato ho pensato di comprare gli assorbenti perché mi stanno per venire. Poi sono andata al reparto del vino per scegliere una bottiglia. Mentre mi dirigevo alla cassa mi sono detta che manca ancora qualche giorno, quindi li prendo la prossima volta. Inutile riempirsi di assorbenti prima del tempo. Sono volata a casa a scegliere come vestirmi per oggi pomeriggio. Per Andrea. Mi ha invitato da lui: stavolta non c’è sua figlia, evviva, di sicuro scoperemo. La nostra prima volta. Sono eccitata al pensiero. Insinuo una mano nelle mutandine e sento che sono bagnata. Parecchio bagnata. Guardo le dita della mano che sono ricoperte di uno strato trasparente e vischioso. Devo scegliere un bel completo di lingerie, accidenti avrei dovuto comprarne uno nuovo. Se mi precipito subito alla boutique di piazza della Radio faccio in tempo a prendere le mutandine e il reggiseno per oggi. Non è tanto fornita ma hanno la biancheria di Chantelle. Qualcosa troverò. Mi è sembrato infinito il tempo che ci è voluto per trovare il completo che ho scelto: reggiseno e slip bicolore blu e nero, sexy ma elegante. Penso che ad Andrea piacerà. Non posso andare a un incontro amoroso con un completo di lingerie vecchio. Non l’abbiamo ancora fatto. Solo tanti baci in macchina e poco altro. Una mia mano infilata nei suoi pantaloni, una sua mano tra le mie tette. Così adesso siamo arrivati al dunque finalmente. Tra il lavoro e sua figlia, lui non riesce a trovare mai il tempo per vederci. Io sì, il tempo per lui lo troverei, ma quando sento che è impegnato taglio corto e gli dico che anche io ho da fare: dico che in redazione c’è bisogno di me, oppure che devo accompagnare mia madre dal medico. Allora rimandiamo alla settimana prossima e salta sempre fuori qualche altro imprevisto. Oggi no. Finalmente è la volta buona. Scelgo con cura il vestito e le scarpe. Forse il vestito nero con aperture di pizzo sulle braccia e sul decolleté è più serale che pomeridiano. Ma chissenefrega. È una vita che aspettiamo questo incontro.
Decido di stendermi qualche minuto sul letto per essere più riposata per dopo. Mi chiedo come sarà l’amore con lui. Mi piacerebbe farlo in piedi da dietro. Sentire il suo respiro tra la spalla e il collo. Poi, magari mangeremo da lui, oppure potremmo andare al ristorante. Mi devo portare la pochette con i trucchi nella borsa. Mi alzo per andare a fare la pipì. Ed ecco, mi pulisco e vedo che la carta è leggermente macchiata di rosso. Mi sono venute! No. Mi sembra di averlo persino urlato. Non ci posso credere, proprio oggi. Il mio appuntamento amoroso rovinato. Allora vado al bidet e mi lavo energicamente per pulire via ogni traccia di rosso. Proviamo, mi dico. Magari non sono venute veramente è solo un primo avvertimento. Magari mi vengono veramante domani o più tardi. Faccio in tempo ad andare da Andrea, scoparmelo, cenare e tornare a casa. Invece niente, pulisco via tutto, ma dopo dieci minuti il sangue ritorna. Non posso andare da lui. Mentre prendo il telefono in mano per scrivere un messaggio, ne ricevo uno proprio da lui. Un problema con sua figlia, scrive, con una faccina triste. Teme di non farcela per oggi pomeriggio. Per un istante mi è sembrato di aver perso la vista. Ho visto tutto nero e poi tanti aloni di luce intorno alla lampada della camera da letto. Ho scritto di getto: nessun problema, oggi sono dovuta rimanere in redazione e non so quando finisco. Recuperiamo presto, con la faccina che dà il bacio.