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Photo by Vlad Kutepov on Unsplash

di Valeria Pritoni

Il mio corpo io lo percepisco diverso a seconda dell’umore, del tempo e dello spazio. Mi è successo recentemente di riguardare certe foto del passato e mi sono riscoperta bella, a quei tempi invece mi vedevo rotonda e insignificante. Ci sono mattine in cui poltrisco nel letto, accarezzo con le gambe le coperte e mi sento morbida e liscia: è una sensazione gradevolissima ma, a mano a mano che le connessioni neurali iniziano a formarsi e divento cosciente di cosa mi aspetta appena avrò messo i piedi a terra, tutto il piacere, e la leggerezza scompaiono, il mio corpo diventa greve e ingombrante. A fatica lo sollevo dal letto, passo davanti allo specchio e con disappunto noto le occhiaie profonde e la pelle opaca, con conseguente sensazione di malessere. La colazione mi fa riprendere quota. I carboidrati hanno un effetto psicologico inversamente proporzionale a quello fisico: più ne mangi più ti senti emotivamente leggera mentre, in realtà, diventi materialmente pesante. Prima di uscire, mi vesto e quello è un passaggio delicato. Se trovo subito l’abito che non mi produce l’effetto insaccato, allora mi guardo compiaciuta, viceversa, dopo qualche inutile tentativo, raccatto qualcosa che mi copra e l’umore è rovinato per sempre.
Provo a concentrarmi sul restauro del viso, ma non funziona ed esco di casa scontenta di come sono e quel tarlo mi farà sentire insicura e mi provocherà incertezze e ansia, lo so.
Quando l’uscita invece è caratterizzata dal compiacimento, allora mi sento capace di affrontare le sfide più ardue. Purtroppo è così! Sempre meno però. Con gli anni -e sono già sessanta- la sfida con l’esterno è meno condizionata dal mio aspetto fisico. La differenza è che ora non vengo più osservata. Con la menopausa, si diventa invisibili, è come se il nostro corpo, invecchiando, perdesse consistenza agli occhi degli altri. Per molti aspetti è un bene perché ne siamo meno condizionate. Aumenta invece la considerazione per i messaggi che manda, ogni malfunzionamento mette in allerta: potrebbe essere irrimediabile! Così, ora, mi curo con pazienza: metto la crema sulle mani, vado a camminare, evito qualche cibo irritante, cerco di ritagliarmi momenti di relax sempre più lunghi, penso molto al mio corpo, adesso. Non ricordo di aver mai meditato prima sul mio intestino o sulle mie ginocchia o sui piedi ma sempre più spesso, richiamano la mia attenzione con l’insistenza e l’arroganza del neonato che strilla, e allora mi fermo a consolarli con la premura di una mamma per i cuccioli.
Recentemente, sono andata a trovare un’amica che sta facendo la chemioterapia e deve combattere con il corpo una battaglia dolorosa e violenta. Ho ammirato il suo coraggio e la sua forza. Ho visto la consapevolezza dell’essere corpo e mente insieme, del doverli usare entrambi nella lotta. Ho provato a pensare come deve essere guardarsi allo specchio, vedersi macilenti, gonfi, devastati dai microbi sulla pelle, sentire la nausea che viene da dentro e il dolore e pensare: “Il mio corpo sta combattendo, devo aiutarlo” come se non fossimo un tutt’uno, ma comunque inscindibili e dover resistere con la forza della mente a sostenere quella parte di sé diventata improvvisamente estranea e nemica.