di Marica Roberto

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Giornata di oggi 7 dicembre 2016. Col cancro. Che non è una novità perché di stare sta là dal 13 di settembre che naturalmente ci stava da prima perché 1 centimetro e 7 non nasce in un’ora quell’ora prima che andassi a farmi ecografare, e neanche i 7 millimetri sono nati 20 minuti prima che andassi a farmi ecografizzare. Con tanto scorno del medico buono assai che non sapeva come dirmelo povera anima ma glielo si leggeva in faccia. E io a dirgli su coraggio me lo dica tanto lo vedo. Mi dica dottore mio è un tumore? In effetti sì. Mi dica dottore mio è maligno? In effetti sì. Va bene grazie non si preoccupi lei è stato molto gentile e garbato. Non si preoccupi tanto lo sapevo già. L’avevo sentito il brutto muso intruso solido nella mia mammella sinistra. Non è che mi ingannasse. E non è che io adesso la voglia fare lunga né tragica. Lo sto scrivendo e in fin dei conti mi pare di inventarmi una storia. Invece è vero e una non è che se ne capacita mai perché non duole questo brutto muso duro. Quindi te lo dicono le macchine che ce l’hai. E poi non la voglio fare lunga perché non è poi così grave. In fin dei conti lo tolgo, mi curo ed è fatta. E poi mi piace un sacco fare l’eroina. (Sono un po’ confusa perché non è che sappia bene ciò che sento).


Il primo a saperlo è stato lui il mio uomo telefonico traditore che se ne parte da un giorno all’altro. Però quando torna raccoglie la mia delicata confessione. Perché non so come dirglielo e mi duole dovergli dare questo dispiacere. Lui si deve sedere, si fa una sudata. Mi accoglie. Bravo ragazzo telefonico. Da questo momento ti troverò al mio fianco per mesi. Mi presti il fianco oltre il filo.


Continuo a scrivere, mi sta facendo bene, un po’ come parlare con gli psicologi, sì insomma un po’ come parlare perché in fin dei conti bisogna parlare, queste due cose, parlare ed essere abbracciati. Poi la cura. E invece niente. Poco. Non abbastanza.
Comunque sembro ormai un personaggio da film americano perché sono andata dalla psicologa dell’ospedale che assiste anche le donne come me che non vogliono molto ammettere che stanno di merda e che non vogliono molto ammettere che si venderebbero l’oro per avere baci continui. Insomma vado e le dico guardi dottoressa la mia situazione è questa, io vado da uno psicologo perché voglio volare meglio, non per via del cancro; per via del cancro vorrei venire da lei. Poi le dico dottoressa guardi la mia situazione è questa, io in passato sono andata da uno psichiatra perché ho sofferto di sindrome ansioso depressiva che finalmente lui mi ha curato coi farmaci, che nessuno aveva mai voluto darmi, ma questa è cosa passata e non c’entra col cancro, quindi io da lei verrei per via del cancro. Che Woody Allen ci andrebbe a nozze con un fattispecie umana come la mia. E insomma dopo aver raccontato alla psicologa che la volevo avere come stampella, mi sono sentita meglio. E non ci sono tornata.


Certo c’è l’arte come più o meno questa cosa qui che mi cimento a scrivere, è tanto bella, ma quando c’è il cancro non è che ti serva poi molto, l’unica cosa che serve veramente sono pasticcini e carezze. Che non ci sono. Sono sparsi lontano ormai chissà dove. Ecco la mia vita da single. Ho sperimentato qualche mese prima con il colpo della strega. A Roma puoi morire se ti trovi sola. Adesso però mi organizzerò la vecchiaia se ci arrivo. E forse poi ti attacchi al cancro come un motivo per il quale vivi e muori. Che prende sogni e pensieri. E dialoghi cose e persone. Persone. Parliamo di loro. Amici, parliamo di loro. Gli amici si vedono nel famoso momento del bisogno. Ecco qui, arrivato. Deserto. Non proprio deserto. Se avessi dovuto contare solo sugli amici cosiddetti sarei morta già. Morta dico per dire. Allora: ti fai in quattro per non sconvolgere nessuno. Ma stai tranquilla. Presto ti accorgi che nessuno è sconvolto. Lo sconvolgimento gli passa presto. Trovi situazioni tipo: ti penso continuamente, spero che tu lo senta. Non è che il cancro mi dia la dote di diventare medium. Come vuoi che lo senta che mi pensi se non mi fai una cazzo di telefonata?

Poi
Dopo aver scritto tutte queste cose che mi sfogano sto meglio, molto meglio, così tanto meglio che quando sento Kla inizio a piangere sommessamente, e siccome mentre sento Kla mi chiama il ragazzo caro quando sento la voce del ragazzo caro io non è che mi calmo io inizio un pianto disperato, disperato, vuoto d’aria, pieno di risucchi e singhiozzi, non riesco neanche a parlargli, ragazzo caro. Così poi bevo, bevo piano, mi calmo piano, lo chiamo. Piano. Mi dice stai calma. Calma, calma, stai calma. Così mi calmo, calmo, calmo. Mi dice sei bella. Mi dico sono bella.


Però stasera non so spegnere la luce, tal quale una picciridda. E mi addormento con la luce blu della tv, quei lampi chiari che non ti sprofondano. E così dormo facendo finta di essere una picciridda.


Adesso sono di nuovo sveglia: meno male. E continuo a scrivere qui: meno male.
Ieri sono uscita con la mia amica che è talmente affettuosa che quasi mi perseguita, e quando esco resto chiusa nel mio involucro triste. Però piano, piano, anche qui, l’involucro si dissolve e io sono di nuovo a contatto col mondo e con me.
Torno a casa, e la mia beata solitudine di cui tanto vado sproloquiando e che dico così meravigliosamente bella – faccio le cose che voglio e mi godo sensazioni speciali – adesso mi fa smorfie e sberleffi, perché non ha nessuna voglia di essere mia compagna. Però bene, stanotte mi immergo tranquilla nel buio perché la picciridda muta è rimasta.

Dopo poche ore dal risveglio eccolo di nuovo ‘sto vuoto bastardo che in quanto vuoto manco gli puoi dare addosso. ‘Sta benedetta malattia, mi sa che si vuole che si parli solo di lei, ecco il vero cancro. Oggi infatti mi scrive la mia dottoressa, non è che mi dica niente di che, ma mi scrive, e questo serve a farmi tirare un sospiro di sollievo.

Intanto: spio i frammenti di discorsi delle persone d’ospedale. Le persone d’ospedale non sono persone qualunque, è gente che finalmente rifà i conti con l’umanità. I pazienti dico, rifanno i conti. – Non so se è qui che devo venire – Forse viene mio marito a chiedere che fine ho fatto – Avevo appuntamento alle 9.30 – Ma questo è il cup? – Al cuore, devo fare una risonanza magnetica al cuore. (Come risuona la risonanza magnetica al cuore? Come magnetizza?) – E che deve fare stamattina? È inutile che si fa la coda di cavallo, la riconosco lo stesso – Scusi signora non mi ricordo dove sono andata.

E grazie tanti grazie che si ripetono tante indicazioni di corridoi e stanze e piani.

Ciao CS,
oggi è il 10 gennaio, è diventato 2017, va beh niente di che perché quando è iniziato tutto erano solo 4 mesi fa. Pare esattamente una vita. Volevo dirti che da un po’ ormai non mi bucavano la vena. Ciao a dopo.

Ciao,
scusa ti volevo dire che i pazienti sono trattati come scolaretti, come se non avessero più dignità di uomini e donne con la loro età, ma piuttosto come scolaretti deficienti, a cui si possa dire stia ferma qua. Sai forse è un po’ come noi a volte trattiamo i lavavetri e persone straniere nere e preferibilmente sfigate, che gli diamo del tu. Ah e nel frattempo è stato Natale quindi la faccia di cartone di Babbo N. campeggia sulla porta della sala d’attesa. Ed io che sono n.12, anzi E12.
E l’ infermiere che conta i colori per fare l’elettrocardiogramma, non si ricorda di me ma io di lui, e quattro mesi fa ero sportiva e pimpante, adesso no. Mi apre gli stivali e dice che devo tirare tutto su – Cosa devo tirare su? – Silenzio. Secondo lui devo tirare su i collant. Infermiere? I collant non si tirano su, si tirano giù – Va beh non importa metto un po’ di gel sulle calze – dice. Faccia come crede. M’importa a me del gel sulle calze. Comunque tutti si lamentano. Sempre. E non creano. Io invece. Sono una superfiga.


3 Marzo 2021
CS, ciao. Ti scrivo solo, spero, per dirti addio, spero, e per parlare con altre donne di tutto ciò. Nel frattempo è successo un casino, si sa. 3 Marzo e siamo tutti chiusi in casa da un anno. Perché? Va beh, questa è un’altra storia, non c’ho proprio voglia, abbi pazienza. Tornando a noi: maggio controllo, radio fatta, novembre se non è troppo disturbo saluto te e pure i farmaci. Non ti fare vedere più, mi raccomando eh? Addio.