di Leonora Carducci

Questa mattina mi sono alzata con tutte le buone intenzioni. Mi sono guardata in giro: che palle! Le solite cose: il letto, l’aspirapolvere, il bagno da pulire. Tutti i giorni, ormai da qualche anno, sempre le solite cose. Depressione da casalinga. Sarà riconosciuta come malattia? Vado a vedere: “il 45 % delle donne che non lavorano e restano a casa a fare le faccende domestiche sono a rischio depressione”. Ecco io rientro nel 45% di sicuro. Mi sono vestita, ho fatto i letti, almeno quelli, così la casa sembra più pulita e in ordine, ma chi è l’artefice di questa stronzata? Sono uscita, in realtà non ho una meta precisa ma, restando in casa, dopo un po’ mi escono le bolle, tipo allergia. Sola a casa: io, le pezzette e le scopette.
E sono uscita. Mi sono andata a prendere il caffè dalle mie amiche Barbara e Alessandra, che hanno un bellissimo bar. Un bel caffè ci vuole proprio! Leono’ ricordati che lo devi prendere decaffeinato, mi dice una voce dentro di me. Ecco un’altra gioia della vita, di mattina un bel caffè decaffeinato.
Quattro chiacchiere tra donne. Noi donne siamo sempre incazzate per quello che vediamo attorno, per come si comportano certe persone, per come si potrebbe agire ma noi non abbiamo i mezzi, facciamo quello che possiamo e speriamo negli altri.
Beati gli uomini, reagiscono in maniera molto diversa da noi. Non c’è soluzione? Non esiste il problema! Quando gioca la Roma? Aò ma hai visto quella?
Noi invece vorremmo salvare il mondo, cercare di essere unite, aggreganti, solidali.
Invece poi si torna alla realtà, dopo 10 minuti di rivoluzione mentale, stai sempre lì chiusa nel tuo spazio. Mentre stavo per uscire, Barbara mi ha ricordato che ho il cesto della spesa sospesa carico di generi alimentari per i miei ragazzi senza fissa dimora. Almeno con l’associazione il tempo lo metto a frutto, lo dono a chi non ha nulla. Loro mi aiutano: raccolgono i generi alimentari che portano alcune persone e anche il bar aggiunge qualcosa.
Esco, bene facciamoci qualche giro in quartiere. Passo dalla fioraia Marusela, qualche chiacchiera anche lì.
Vedrai che il karma prima o poi ti ripaga per tutto quello che stai facendo vedrai che ti ritorna. Sento sempre queste parole, ma non è che capisco male e invece mi dicono devi stare carma, Leono’! Forse è così, ma la mia mente percepisce che ‘sto karma prima o poi torna indietro.
Stavo per rientrare a casa e mi arriva una telefonata. Un numero di cellulare: sarà il solito call center, rispondo, così mi faccio due risate, che gli posso dire? Sono ai domiciliari per aver stalkerato uno del call center chiedendogli lo sconto!
Rispondo e pare che ‘sto karma esiste davvero. “Ciao sei Leonora?” Sì sono io!
Dunque, mi chiamano dall’agenzia di viaggi dove due settimane fa ho fatto il colloquio (dando per scontato che avrebbero dato la precedenza a una novellina di 20 anni), e mi dicono che se per me va bene posso andare da loro lunedì mattina e iniziare. Stavo per rispondere anche subito ma mi sono controllata. Sì certo sono disponibile, ci vediamo lunedì. Il lavoro della mia vita quello che ho sempre fatto e che mi piaceva da morire anche se facevo le due di notte. Le lacrime scendono piano, gli occhi trasmettono gioia, tremo, vado in soggiorno a dare la notizia. Sono contenti ma sanno anche che starò fuori tutto il giorno e quindi dovranno fare qualcosa anche loro. Anche se sarà a tempo determinato non mi interessa, mi salverà da questo stato di apatia che mi porto avanti da anni, dove una parte del mio cervello mi ricordava sempre: devi anna’ a lavorà, devi anna’ a lavorà! Martellante. Per un po’ di tempo non lo sentirò più. Poi si vedrà.
A 58 anni quasi 59 ho ricominciato a lavorare. Un sogno che si è avverato. Spero che si avveri anche per le altre over 50. Si dice così?